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Indice Wine Sound System

Indice Wine Sound System

1. Nina Simone, Obama, Champagne malinconici e Rosa Parks
2. Dj set, Bim Sherman e Moscato
3. Tom Waits, Parigi e il vino da tavola
4. Dogliani, Eric Dolphy e… ciciri e tria
5. Porti, Primitivo di Gioia e Almamegretta
6. Bimbi su alberi, Fink e Mas Jullien
7. Venezia, dj Cam e ANgelino Maule
8. Chablis, Amy Winehouse e cuori anneriti
9. Romalibera, Massive Attack e Rosso di Borgogna
10. Emigranti, Frappato e Beastie Boys
11. Il mondo di Fantasia, Atreiu, Alice Coltrane e un Crozes Hermitage
12. Marsiglia, Muscadet e Lounge Lizards
13. Vecchi friulani, Miles e Zico
14. Jannacci OltrepòCalcio su polvere, Beirut e Leon Barral
15. Picasso, Rancio e David S. Ware
16. Don Chisciotte, Barbera e Redskins
17. Pesto Faber e la Diaz.Oppure: pesto Faber alla Diaz
18. Grignolino, treni e Patti Smith
19. Sibille Cumane, Joe Strummer e Aglianico
20. Morgon Lapierre like a rolling stone
21. Manuel Scorza, Parigi, Coteaux du Layon e Leonard Cohen
22. Berchidda, Fresu e Malvasia
23. Lambruschi, resistenze e danze leggere
24. Chianti, Pj Harvey e zuppe calde d’inverno
25. Ozio, rosati e Jarmusch on the beach
26. Un Marsala, una contadina e il mare calmo
27. Langhe rosso, Sonic Youth e silenzi
28. Negroamaro e roots reggae
29. James Brown, Bandol e Candide che fa la postfazione
Dieci consigli per giocare a Wine Sound System




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Istruzioni per scendere in cantina

Piccole istruzioni prima di scendere in cantina

Quando il gioco si fa duro… i duri, iniziano a giocare. John Belushi

Il vino ha un suono.
È attorno a un tavolo, con un bicchiere di vino e pietanze prelibate, a televisore spento, che la gente parla, discute, lascia che il tempo scorra e si accorge che il vino ha una sua musicalità.
Per aiutarmi a cercarla, a cercare il giusto mood di una bottiglia, ho sentito l’esigenza di farmi accompagnare da Candide, un eretico del vino. Avevamo in comune l’idea di strappare il vino alla rappresentazione teatrale nella quale viene spesso rinchiuso. Eravamo consapevoli che la degustazione e il linguaggio ipertecnico, complici della sacralizzazione e marginalizzazione del vino, hanno prodotto una liturgia del consumo, come fosse oggetto di devozione nei giorni di festa ma assente nel resto della nostra vita.
Giocando, potevamo restituire per un attimo al vino la sua immediatezza, la sua dimensione quotidiana nell’accompagnare un pasto in compagnia di amici, del proprio amore o della propria solitudine.
Questo libro è l’esatto opposto di una guida. Non ha nessun desiderio di essere un viaggio esaustivo tra i vini, anche perché trenta bottiglie sono poche.
La scelta si è basata esclusivamente sui colpi di fulmine, l’innamoramento e l’emozione che ci ha dato l’incontro con alcuni produttori e i loro vini; è stato proprio dall’esperienza concreta in vigna e in cantina che sono nati molti racconti. In questo viaggio abbiamo incrociato personaggi visionari e indipendenti. I loro occhi brillano davanti alla vigna, nei loro visi c’è tutta la passione e la stanchezza, il piacere e le paure, il sapere che a volte i loro sforzi non siano ripagati dalla distrazione del consumatore. Ma sanno benissimo che non possono fare altrimenti. Abbiamo bevuto vini fatti da donne che sono un misto di coraggio e entusiasmo. Raccontano il loro vino come fosse espressione del loro corpo, energico e mai domo.
Ci siamo fatti spiegare la biodinamica da produttori che praticano il rispetto assoluto della terra, logorata e avvelenata da cinquant’anni di agricoltura intensiva. Il loro vino è spesso senza solfiti, perché è quello che loro stessi bevono, e non deve far male alla testa il giorno dopo. La loro più grande preoccupazione, assolutamente pragmatica è che il loro vino sia buono e che la vigna sia produttiva durante l’arco della loro vita e quella delle generazioni successive. È il loro unico pane, il loro unico patrimonio. Dare veleni per salvare una vendemmia significa far morire lentamente la terra e la pianta. Per rivitalizzare il suolo uniscono tecniche antichissime a sperimentazioni ardite, ma basate sull’osservazione. Nessuno di loro ne fa una questione ideologica o manichea. È solo un discorso molto pratico, di mestiere: sono artigiani.
Il loro lavoro è un concentrato di conoscenza dei cicli naturali, processi di vinificazione e fantasia umana. La libertà di pensiero permette loro di fare un vino che corrisponda al loro carattere.
Così, ogni anno, il vino non sarà mai uguale a quello dell’anno precedente, esattamente come i dischi dei Beatles. Perché gli artisti, i poeti e i vigneron considerano ogni nuovo disco, ogni nuova annata come una nascita, un parto doloroso. Si giocano tutto ogni volta, cercando nella pancia e nel cuore il gesto capace di esprimere le caratteristiche di ogni vendemmia.
Per questo Wine Sound System usa metafore musicali per spiegare l’emozione che un vino può dare, tanto più se dietro c’è una storia di donne e uomini. Solo Nina Simone poteva aiutarci a descrivere un vino che fosse inesorabile e dolce nella sua amarezza. Jannacci ci ha facilitato il compito di raccontare la resistenza di Lino Maga con il suo Oltrepò Barbacarlo, vino italiano, contadino, orgoglioso e irriverente.

Qualche criterio nella scelta però c’è stato, secondo desideri fortemente condivisi. Non ci interessava trovare i trenta migliori vini del mondo, esercizio inutile. Ci siamo dati un budget, obbligandoci ad acquistare o prelevare dalla nostra cantina personale la maggior parte delle bottiglie. Le sacrosante follie le abbiamo fatte per vini meno scontati, spesso osannati a parole ma poco bevuti. Abbiamo sacrificato i grandi Bordeaux, Baroli e Brunelli,se ne parla già così tanto!
La stragrande maggioranza dei vini scelti costa tra i dieci e i venti euro o anche meno di dieci. Alcuni vini ci sono stati gentilmente offerti, altri, come la Malvasia di Bosa e lo Champagne Millesimé 1988, sono stati sottratti alla riserva di famiglia dagli stessi generosi produttori, facendoci un bellissimo regalo. Questi vini sono ovviamente senza prezzo perché introvabili. Non ci siamo troppo preoccupati della reperibilità dei vini (alcune bottiglie sono di annate da tempo esaurite, altre sono prodotte in numeri davvero esigui, alcune bottiglie francesi non sono distribuite in Italia): questo libro è un invito a giocare con il vino che vi piace e non vuole prescrivervi cosa vi deve piacere.
La presenza di un importante numero di bottiglie francesi si spiega con la nostra condizione di frontalieri. Gente strana che risponde con una pausa di riflessione alla più semplice delle domande: “Dove abiti?”
Il Piemonte, per quanto orfano dei suoi vini più celebrati, è presente in maniera importante, forse sovradimensionata, ma Langhe e Monferrato sono stati oggetto di un viaggio iniziatico in comune, a conoscere produttori, vigne e vini, esperienza che ha marcato irrimediabilmente questo libro.
Sia chiaro: Wine Sound System è un divertissement. Abbinare vino e musica è un gesto senza alcun fondamento, non c’è nessuna stella polare in questo cammino. Si tratta di una selezione di cose che amiamo, e molto, spesso solo motivata dalla voglia di regalare all’altro una nuova emozione.
Non ci sono regole vere in questo gioco. Si può fare con chiunque e con qualsiasi tipo di musica, ognuno troverà il suono giusto che ben si accompagni con quel vino.
Allora… giocate anche voi.
E quistu è mieru de Malvasia, facimu nnu brindisi a tutta la compagnia.




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Wine sound system. come unire vino e musica

Dieci consigli per giocare
a Wine Sound System
1. Dotatevi di stereo e di discografia sufficientemente ampia
per rispondere a tutte le suggestioni degli invitati.
2. Ogni persona porterà un po’ della sua musica. È valido
qualsiasi genere, dalla classica al reggae, dalla
contemporanea al rock’n’roll. Accertatevi che tra voi
non ci siano ascoltatori dai gusti troppo simili, la cosa
limiterebbe il piacere della discussione.
3. Fate una selezione di vini molto diversi l’uno dall’altro.
Scegliete vini che conoscete e soprattutto che vi
piacciano. Altrimenti, fatevi consigliare da un enotecaro.
Mettetelo alla prova chiedendogli delle bottiglie
intorno ai dieci euro che siano divertenti e intriganti.
Le migliori enoteche hanno capito che il loro lavoro
non consiste nel vendere vino (che si può acquistare
al supermercato, su Internet, dal produttore) ma nel
trasmettere cultura e informazione. Insomma, seguire
il consumatore, comprenderne i gusti e stimolarne la
curiosità. Altrimenti il loro mestiere non avrà futuro.
4. Raccontate la storia del produttore, il luogo dove è
prodotto, un aneddoto tra voi e quel vino. Più appas222
sionante sarà la presentazione, più grande sarà la motivazione
a cercare un suono che rappresenti il vino.
5. Per la cucina, portate se possibile un abbinamento
idoneo per quel vino, non necessariamente un piatto
preparato; spesso insaccati e formaggi sono l’abbinamento
ideale. Altrimenti inventatevi una ricetta che
faccia al caso vostro, senza preoccuparvi della corrispondenza
tra il territorio di provenienza del vino e la
ricetta.
6. Servite le bottiglie di vino alla giusta temperatura: dai
10 gradi ai 14 per i bianchi e dai 14 ai 18 per i rossi.
Usate dei bicchieri decenti, quelli chiamati Iso o Inao
andranno benissimo. Non acquistate bicchieri troppo
cari, la paura di romperli li lascerà a prendere polvere
nell’armadio.
7. Eleggete tra voi un banditore, esperto di musica, che
diriga la discussione. Sarà lui a sintetizzare le associazioni
vino-musica, alla luce delle definizioni e consigli
per l’ascolto. Se non si è d’accordo con la musica proposta,
è doveroso criticarla, anche con toni duri, senza
alcuna necessità di giustificarsi. Come ad esempio:
“La musica progressive è insopportabile”, o “I Genesis
sono di una noia mortale”. Sarà il banditore ad avallare
la critica o no.
8. Evitate di fare l’autopsia al vino: di primo acchito
badate alla sua piacevolezza complessiva. È permesso,
anzi lo caldeggiamo, inventare nuovi descrittori e
aromi che non esistono sulla faccia della terra, come
ad esempio: “Questo vino sa di passeggiate davanti al
mare”, oppure “Il Marsala mi ricorda lo scirocco”.
9. Per valutare la piacevolezza di un vino, esiste un metodo
implacabile: la velocità con la quale i bicchieri
si svuotano. Se un po’ di vino resta a far flanella nel
bicchiere vuol dire che, al di là delle impressioni iniziali,
magari dovute a un naso estroverso e una bocca
potente, il vino ha presto stancato il palato.
10. Uno di voi prenderà appunti e stilerà il resoconto della
serata. Inviateceli: i migliori saranno pubblicati sul
sito.
www.donpasta.com
info@donpasta.com




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