ERRI

Donpasta intervista Erri de Luca per La Repubblica Bari

Erri De Luca potrebbe tranquillamente denunciarmi per plagio. Ho bevuto, masticato, rubato il suo modo di scrivere, il suo pensiero, la sua rielaborazione della prassi politica. Confesso serenamente che un suo breve testo, “Tre fuochi”, in omaggio alla parmigiana di sua madre, è all’origine del mio lavoro. Sono spesso andato a chiedere soccorso ai suoi libri nell’epoca degli smarrimenti. Mi appello a lui che usa parole piantate a terra da secoli, come i nostri ulivi, in un periodo dove in genere la gente usa parole biforcute, scivolose, vanitose. La nostra è un’intervista epistolare, benchè telematica, e gli sono grato perché nel rispondere ha usato parole e pensieri dalla cottura lunga, inesorabile, come melanzane che prima di essere conservate in eterno dall’olio e dall’aceto si sono lasciate far asciugare dal vento e dal sole.

Hai preso pubblicamente posizione sull’ultima grande opera pugliese, la TAP, decisa, negoziata, imposta al territorio senza sentire l’urgenza di chiedere il permesso a chi la terra la vive.

Le grandi opere necessarie al sud sono le vie di comunicazione, le stazioni, gli aeroporti, i porti. Il sud ha quello che di meglio possiamo offrire sul mercato del mondo, le culture stratificate in ogni angolo, borgo e paesaggio, l’eccellenza del clima e dei prodotti alimentari. Questa è la fortuna del sud e dell’Italia, la nostra specialità sul mercato del mondo. Non potremmo produrre vetture migliori, né acciai, né plastiche capaci di competere con altre lavorazioni estere. Uno straccio di governo qualunque dovrebbe solamente amministrare la nostra specialità. Invece la vediamo sabotata da tagli alle sovrintendenze che fanno crollare Pompei, da progetti di sventramento di litorali e spiagge per far da sponda di servizio del gas russo. In tutta questa cecità di sviluppo le popolazioni coscienti vengono trattate da sudditi di un feudatario centrale che impone la sua dittatura. Sto perciò dalla parte di ogni legittima difesa del proprio suolo, aria, acqua, paesaggio, sto con il diritto alla sovranità sul proprio territorio.

Siamo nell’epoca cerniera a sud. Ci stanno dimostrando con la forza che il nostro modello sociale ed economico è da cancellare, non funziona, che quello vecchio, clientelare, verrà sostituito da un altro tecnocratico e cementificato. Ma provarne uno più logico, sano, rispettoso dell’ambiente, che sfrutti le potenzialità delle nuove generazioni?

Siamo a una svolta decisiva della rappresentanza politica: o una generazione nuova prende in mano il destino della propria terra imponendo l’idea strategica di un’Italia giardino del mondo, sede di varietà e di eccellenze locali, o questo paese verrà risucchiato nell’economia servile dell’affarismo che ne fa cortile di servizio di interessi altrui. Nel mercato globale resistono le tradizioni di qualità. Possiamo inventare ogni tanto una caffettiera, ma poi la sapranno fare anche gli altri. Non possono invece rifare la nostra varietà degli oli di oliva, dei vini, di altri prodotti della terra e dell’allevamento. Strategica oltre alla cultura è l’agricoltura e l’ accoglienza. Ogni intervento che guasta questo nostro vantaggio è criminale.

Hai scritto un testo meraviglioso sulla rivolta in Turchia. Come sta l’altra parte del Mediterraneo? Sei speranzoso? Sembra che ci sia una generazione nuova meravigliosa. Si salverà? Salverà il mediterraneo?

Nel sud del Mediterraneo esistono paesi demograficamente giovani e con storia antica, questa miscela orienta il futuro del mare comune. Gli sconvolgimenti di adesso sono destinati a produrre un tempo migliore, dove i vecchi poteri sono messi in crisi definitiva e anche i nuovi sono sottoposti a verifiche da parte di impetuosi movimenti di massa. Il sud del Mediterraneo è il nostro futuro, molto di più di quello imbalsamato da una comunità europea monetaria, banchiera, spaventata.

Scrivesti che si stacca da Napoli ne perde la cittadinanza… ma nel tuo scrivere ci torni volentieri? Cos’è per te il sud? Che regali ti ha fatto? Da cosa sei scappato?

E’ la mia lingua madre, l’educazione dei sentimenti di compassione, affetto, collera, vergogna, l’esperienza di una natura violenta, indifferente, schiacciante dentro i panni di un vulcano, capace di forgiare la bellezza come effetto secondario dei suoi cataclismi e collassi. Il sud è la mia infanzia, lasciata per cambio di destinazione comune a molti del 1900, una patria piantata in corpo e in nessun luogo. Così posso abitarla ogni volta che ne scrivo.

Che è rimasto delle lotte dei tuoi tempi? Come sta la ribellione in Italia? E la sinistra?

In Italia c’è una gioventù, minoranza dentro un paese anziano, perciò subalterna per numero e per condizione. I governi parlano della gioventù lasciata disoccupata come una categoria di disabili da sorreggere con piccole assistenze. La parola “giovani ” in bocca a uno di quei capi di governo suona così oscena da deformare loro i lineamenti. In queste condizioni la scelta obbligata dei migliori è di trovare all’estero un impiego delle loro energie e competenze.

In tre cavalli c’era un uomo che passava una vita intera a sentire dove e come un albero andasse piantato. A che ti fanno pensare gli ulivi salentini?

Gli ulivi del Salento e del sud sono assemblee di generazioni, che li hanno messi a dimora , intorno ai quali si è svolta la cura della comunità, la festa laboriosa del raccolto, eseguito sul ramo con la delicatezza della mungitura, della spremitura, delle gocce che hanno lubrificato i sorrisi dei nostri che ci hanno preceduto. L’ olio è la spinta della terra verso l’ alto, dalle radici alla luce, al frutto perfetto dell’ oliva. Un ulivo è un patriarca.

Quando lo scrivere è diventato una urgenza?. Un mio caro amico diceva di te che eri in grado di fare poesia senza l’uso degli aggettivi

La scrittura mi ha tenuto compagnia da ragazzo, a 11 anni ho scritto la prima storia, era di animali, mossa da uno spirito di contraddizione per le favole di Fedro che riducevano il mondo animale a una dimostrazione di lezioncine umane. La pubblicazione è arrivata per caso e però in tempo per farmi cambiare attività, da operaio a scrittore. Non credo di essere dotato di talento, ma di ostinazione. La scrittura si è lentamente assestata in necessità di precisione e brevità.

Che ricetta è Erri de Luca

Il mio piatto preferito è la parmigiana di melanzane, che non assaggio più dalla morte di mia madre che me la preparava. Passava per tre fuochi, il sole che asciugava le fette, la frittura in olio, la perfezione in forno.

Melanzane sott’olio

Ingredienti: 2 kg di melanzane, mezzo litro di aceto di vino, 3 spicchi d’aglio, 1 mazzetto di prezzemolo, 2 peperoncini, sale fino, olio d’oliva extravergine.

Preparazione: Da piccolo ricordo il profumo pungente dell’aceto di cui le melanzane venivano imbevute, prima di essere conservate nell’olio. Insieme, aceto e olio, sono la base fondante della memoria. Stanno li in mezzo al campo, come Falcao e Cerezo, a intessere giochi come sapori, o su un palco, loro, il basso di Garrison e la batteria di Elvin Jones, macchina da guerra per rendere leggero il volo di Coltrane. Tutto ciò è rinchiuso, evidentemente, nei barattoli di melanzane.

Togliete le estremità alle melanzane e tagliatele a fette di 3 o 4 mm di spessore. Sistematele a strati in una ciotola capiente, cospargendo ogni strato con una presa di sale. Ponete sopra un peso e lasciatele spurgare per 1 ora circa. Strizzate molto bene le melanzane e sistematele fra due strofinacci di cucina. Premete sulla superficie in modo che la stoffa assorba l’acqua rimasta. Versate l’aceto in una casseruola con la stessa quantità di acqua e portate a ebollizione. Tuffatevi le fette di melanzane e cuocetele per 2 minuti circa, toglietele e lasciatele seccare al caldo estivo tra due strati di stoffa. Preparate un battuto sminuzzando finemente insieme l’aglio, il prezzemolo e i peperoncini. Sistemate le melanzane nei vasi, cospargendo ogni strato con un po’ del battuto e versando un po’ di olio prima di proseguire con lo strato seguente. Il contenuto deve essere sempre completamente ricoperto con olio. Sterilizzate a bagnomaria.