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Donpasta intervista i “Negroamaro” per La Repubblica Bari

Partendo dal presupposto che i grandi gruppi rock abbiano spesso una funzione culturale e politica decisamente maggiore di gran parte dei politici, vado ad incontrare Giuliano Sangiorgi. Mi domando quanto un gruppo come i Negramaro sia in grado di influenzare il sentire comune, il linguaggio delle nuove generazioni, la rappresentazione di frustrazioni e speranze collettive. Riempire San Siro e Olimpico a trent’anni significa aver trovato il linguaggio giusto per parlare a un pubblico che ha bisogno di veri portaparola, e non di frutti di plastica di talent show che decidono cosa debba piacere e cosa no. Vado a trovarlo a casa, e subito mi mostra la cucina dove ci riproponiamo di fare un incontro tra chitarre e padelle. Mi tempesta di parole e di attenzioni. Porta al tavolo una tonnellata di friselle, creme di melanzane e zucchine e una tanica di cinque litri di lacrima, fatta dal padre di Ermanno.

Pare tu sia un bravo cuoco. La cucina di casa è concepita in modo assai funzionale, il che è un buon segnale. Che vuol dire cucinare per te?

La casa, probabilmente. Stando molto in giro, ho bisogno di ricentrarmi in cucina. Per questo cucino per tutti senza sosta, sino a notte. Ho iniziato a Parma, dove noi Negramaro affittammo assieme un casolare. Ovviamente non sono bravo come mamma e nonna, ma sono stupite del risultato, non avendo mai chiesto consigli. Penso che impariamo inconsciamente da loro gli equilibri della cucina. Sappiamo fare un sugo, perché conosciamo le radici del sugo.

Mi sembra di capire che i Negramaro siano diventati un gruppo così popolare a partire da una vinificazione fatta nella stessa cantina di questo vino delizioso. Avevate un buon enologo?

Provavamo in quella cantina in mezzo al vino. Scavammo anche un po’ per terra per poterci entrare tutti. Io suonavo la chitarra e cantavo, ma non ero affatto convinto della mia voce ed invitavo un sacco di gente a provare a cantare con noi. Poi scrissi il mio primo brano Es-senza e per la prima volta sentii l’armonia tra testo, voce e chitarra. La scrissi dopo aver letto Alda Merini. Era un periodo di grande disagio interno. Buttando giù quelle parole il malessere era passato, mi ero curato in un certo senso. Cambiò tutto. Hanno creduto loro forse più di me nella mia voce.

Ormai siete in giro da più di dieci anni. Il cuoco e l’enologo sono sempre gli stessi?

Mia madre mi ha fatto notare che quando la chiamai dopo San Siro avevo lo stesso entusiasmo, usavo le stesse parole di quando la chiamai dopo il nostro primo concerto davanti a 50 persone. Già all’epoca ero pronto a tutto, avevo ormai deciso che quella sarebbe stata la mia vita. A mia madre dissi che se avessi fatto altro “non mi sarei sopravvissuto!”. Siamo nati nei locali, provando in una cantina piena di vino, siamo cresciuti nel circuito indipendente salentino in un’epoca in cui non c’erano i talent show. San Siro è il risultato di questa storia.

Anche se le vostre canzoni non sono esplicitamente politiche, pensate che la vostra storia di uomini di rock venuti dal sud sia servita a cambiare almeno un po’ l’immaginario di una generazione cresciuta in un’Italia sin troppo reazionaria e razzista?

Noi abbiamo raccontato una generazione in bilico e parlato di debolezze mentre il rock italiano era quello dell’uomo forte. Quando scrivo emerge sempre un contrasto di emozioni ed è in questo contrasto di mondi che la gente  si riconosce. Non sono cose propriamente politiche, non voglio essere didascalico. Per questo mi piace molto Tenco che era capace di scrivere canzoni d’amore per parlare della società. Siamo cresciuti nell’epoca in cui facevano credere che tutto fosse possibile, fregandotene degli altri. Noi abbiamo mostrato come possa costruirsi una micro-civiltà di trentenni che riesca a vivere bene assieme. Per questo invitiamo tanta gente sul palco, come i Sud Sound System o Raffaele Casarano. Il peggior nemico della società civile è il fatto di non avere fiducia nell’altro, di aver paura, di essere prevenuti. Questa è violenza preventiva.

Parliamo di cose serie. Gastronomicamente che piatto erano i Negramaro e cosa sono ora.

Pepite di pollo, panzerotti di patate, funghi panati e fritti e involtini di melanzane. Era tutto quello che le nostre madri mettevano nel nostro camion in tour. A Brindisi, ovviamente, era finito tutto. Ciò che siamo adesso? Io amo tantissimo le orecchiette al sugo con ricotta, ma se ci penso meglio, la tua parmigiana va benissimo, perché magari ti dici che non ti va e poi ne mangi un casino. E’ un piatto apparentemente semplice ma è molto complesso, dove c’è un equilibrio tra tanti ingredienti, un po’ come noi sei. E’ una cosa classica, tradizionale, semplice ma non facile da fare.

Tre musicisti e tre ricette.

Jim Morrison, fave e cicoria. Radiohead e una cucina giapponese rivisitata nelle nostre zone. Jeff Buckley, leggerissimo, etereo… porca miseria… è una domanda difficilissima. Ecco, marmellata al peperoncino.

Parmigiana alla salentina

Ingredienti:

4 melanzane grosse nere, 1 litro di olio d’oliva per friggere, 550 gr. di farina, 1 kg di salsa di pomodoro già cotta, mezza cipolla, un ciuffo di basilico,  125 g di parmigiano grattugiato, 500 g di mozzarella tagliata a fettine, sale e pepe, 100 g di mortadella (bologna), 6 uova, polpettine di carne.

Per le polpettine: 300 g di carne tritata, due cucchiai di pane raffermo bagnato, 1 uovo,  sale, pepe, prezzemolo, pecorino. Impastate,  fate delle piccole palline e friggetele.

Preparazione:

Tagliate le melanzane a rondelle dello spessore di circa mezzo cm, cospargetele con un pizzico di sale e lasciatele spurgare per un’ora. Asciugatele bene, passatele nelle uova battute, infarinatele e friggetele in abbondante olio caldo. Sgocciolatele bene su carta da cucina. Preparate il sugo in una pentola, lessate tre uova a parte e friggete delle polpette molto piccole. In una teglia cosparsa di olio e salsa alternate strati di melanzane con un ripieno di: salsa di pomodoro, parmigiano, mozzarella, fette di uova sode, polpettine, mortadella, trito di basilico. Coprite l’ultimo strato con salsa, parmigiano, basilico. Infornate a 200°C per 30 minuti circa. Servite tiepida.