PROGETTI

United Food of Milano

Un percorso tra cucina popolare, arte e società

a cura di Donpasta e mare culturale urbano

Da giugno a settembre mare culturale urbano realizza in Cascina Torrette di Trenno la stagione estiva “dopo andiamo al mare? 2016”. Ad aprire, scandire e concludere la rassegna, Donpasta ha curato una serie di 7 appuntamenti che incrociano cucina popolare e temi di attualità legati al cibo, tra musica, video, teatro, fotografia: United Food of Milano – Donpasta and Richard Dorfmeister.

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Conclusi i lavori di restauro conservativo di Cascina Torrette di Trenno, mare culturale urbano ha aperto in maggio gli spazi della preziosa struttura del ‘600 che ospita ora un coworking, sale prove musicali, una cucina popolare con birreria artigianale, sale polifunzionali e un cortile comune. Qui, da giugno a settembre 2016, prenderà il via “dopo andiamo al mare? 2016”, rassegna estiva di musica, cinema, spettacolo dal vivo, ballo, gastronomia e workshop.

All’interno della rassegna il poliedrico dj, economista, esperto di cucina, Donpasta, definito dal New York Times  “uno (e per certi versi unico) dei più inventivi attivisti del cibo”, ha disegnato per mare United Food of Milano, un inedito percorso di sette appuntamenti tra cucina popolare, arte e società, con cui indagare le connessioni tra tra tradizione e innovazione, centro e periferia della città, coinvolgendo gli abitanti del quartiere e una serie di ospiti speciali.

Donpasta ha portato a mare la propria ricerca etnografica e culinaria, basata sulla partecipazione attiva del pubblico, sul coinvolgimento dei custodi dei saperi gastronomici e degli artisti, per nutrire anima e corpo, tracciando un viaggio in cui degustare specialità regionali e mondiali realizzate al momento; assistere a proiezioni, spettacoli, concerti; approfondire temi di stretta attualità riguardanti il consumo e la produzione del cibo, la conservazione della tradizione e la nascita di nuovi meticciati, la funzione sociale a quella culturale dell’arte culinaria. Nonne e nonni di ogni parte d’Italia, associazioni e abitanti del territorio, cuochi stranieri che lavorano a Milano, detenuti, attivisti del cibo, chef stellati, musicisti, fotografi, videomaker, performer, illustratori, scenografi: per ogni appuntamento un tema gastronomico, un incontro tra arti, tanti protagonisti, sei postazioni di cucina e la musica, sempre, rigorosamente su vinile.

Credits: IB Italia, Exotique

Scuola Alimentare

Progetto pedagogico di educazione alimentare per le scuole (medie, superiori)
Svolto presso: Scuola Elementare Di Donato (Piazza Vittorio, Roma); Lycée Diderot (Zone défavorisé – Marseille Nord), Lycée Agricole Pamiers
Nella società attuale la conoscenza si perde. Si perde la cultura. Si perdono i gesti secolari frutto di una sapienza legata alla prassi, al massimo risparmio di energia fisica, umana, vitale.
Questa sapienza si perde e le generazioni nuove si perdono un pezzo di storia vissuta.
Parlare di cibo permette, forse più che altri contesti, di ritracciare un percorso il più vicino possibile al percorso umano. Raccontare la storia, al cultura attraverso le diversità delle colture, attraverso l’essere attori della trasformazione della natura ma allo stesso tempo vigile della sua perpetuazione, significa pter raccontare una storia costruttiva e vicina a qualsiasi sensibilità.
Il cibo nasconde la cultura delle diversità. In una società multirazziale quale quella attuale la cultura gastronomica passa attraverso due fenomeni assolutamente universali:
la salvaguardia di una conoscenza secolare
la sua salvaguardia attraverso la commistione con le altre culture
Far riconoscere agli studenti la propria storia mostra assai semplicemente la convergenza delle culture gastronomiche del Mediterraneo, negli ingredienti, nei gesti come nei rituali.
Allo stesso tempo ognuno riconoscerà come profondamente proprio uno specifico profumo della sua infanzia e sarà una delle tante tracce che gli permetteranno di rapportarsi al mondo, alla società attraverso una identità propria, frutto di una storia e di una cultura.


Il cibo, come qualsiasi argomento, può diventare uno strumento narrativo, al base di un racconto assolutamente personale. Come nella grande cultura del cantastorie, griot africano, trobadour occitano, la conoscenza, la tradizione e la fantasia si uniscono per raccontare una storia nella sua dimensione fantastica. Fantastica perchè parte da un elemento di realtà per trasformarlo in un atto creativo, che è la grande peculiarità della storia degli uomini. Il riconoscersi attraverso una conoscenza che diviene comune.
Se si pensa alla gastronomia o al vino ci si accorgerà che il fenomeno è lo stesso.
Conoscenza, tradizione, terra e fantasia.

Cucina all’aria aperta

Progetto pedagogico sull’alimentazione in prigione
Svolto a: Carcere di Bollate (Milano), Carcere di Rebibbia (Roma), Carcere di Muret (Toulouse)

Spettacolo costruito insieme ai detenuti. Scegliendo le ricette e le storie da portare in scena insieme a loro.
I fornelli che andranno in scena non saranno le solite piastre elettriche che Donpasta usa normalmente in scena, ma tutti e solo gli attrezzi e gli utensili che i detenuti usano per cucinare nelle loro celle, come ad esempio il fornello da campeggio o il forno di cartone (artigianalmente autoprodotto, in cartone e alluminio). Un vero e proprio laboratorio artistico, un viaggio culinario, culturale e musicale che coinvolgerà alla pari tutti i detenuti senza interporre quella distanza che si crea generalmete durante uno spettacolo tra pubblico e artista.
A mostrarsi e mettersi in gioco saranno tutti, indistintamente, ognuno coi propri pregi e virtù.
Un lavoro concreto, spesso volutamente celato dietro allarmistici e strillati titoli dei giornali sulla situazione drammatica della giustizia in Italia, a scapito di chi, attraverso l’impegno in carcere con i detenuti, lavora alla costruzione di un reale e concreto modello di società matura.
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